La difesa dei diritti
in campo fiscale

Sei così affezionato alla tua ditta individuale da voler pagare più tasse del dovuto?

Mi contatta dopo aver visto un mio post che sta girando da un po' di tempo su Facebook e che si chiama "Lavoriamo insieme" un mio follower per valutare insieme una possibile collaborazione.

Come sempre capita in questi casi io faccio una telefonata introduttiva per presentarmi e per cominciare a valutare insieme se c'è qualche possibilità di collaborare insieme e così vengono fuori le prime domande: si trattava di una ditta individuale che fattura circa 220 mila euro all'anno e l'imprenditore lamentava che nei mesi da giugno in avanti, cioè quando deve cominciare a pagare le tasse, finanziariamente fatica terribilmente nonostante l'azienda sia in utile.

Allora la mia domanda è stata:

"Senti ma quanto è l'utile a fronte di un fatturato di 220 mila euro?"

"L'utile è circa 65 mila euro"

Al che la mia domanda è stata:

"Ok ma come ditta individuale, se tu hai un utile di 220 mila euro, su quell'utile tu paghi contributi in maniera totale e tasse in maniera totale, indipendentemente che tu l'utile lo prelevi o no. Quindi rischi di avere un esborso veramente importante, oltretutto senza poter godere di alcuni dei benefici dell'srl, quali rimborsi esentasse di varia natura..."

Allora la mia domanda è stata: "si è mai parlato con il commercialista di conferire questa ditta in una srl, cambiare ragione sociale?"

La risposta è stata: "Sì, ne abbiamo parlato ma alla fine mi ha detto che non mi conveniva"

A questo punto, la domanda fondamentale: "ma perché non conveniva? Qual è stata la spiegazione?"

La risposta: "non lo ricordo, allora me l'ha detto ma adesso non lo ricordo"

Allora, che il commercialista avesse ragione o no io non lo so perché non conosco bene la ditta, anche se mi sembrava proprio che ci fossero tutti i presupposti per avere una bella srl ma qui il punto è questo: vogliamo prendere consapevolezza o no del nostro rapporto con il Fisco? Vogliamo continuare a ricevere degli F24 da pagare senza sapere nulla di quello che ci sta dietro?

Oppure vogliamo cominciare a costruire un rapporto consapevole con il Fisco?

Oggi non è più possibile non sapere perché non si sta facendo una srl invece di tenerci la ditta individuale, non è più pensabile andare avanti in maniera così inconsapevole. Le tasse sono altissime e sembra invece che per noi continuino a essere poche. Cambiamo compagnia telefonica per avere uno sconto di 20€ all'anno sul contratto ma non cambiamo ragione sociale magari per risparmiare migliaia di euro perché è troppo faticoso pensarci.

Signori, chi si trova in questa situazione davvero merita un pochino di starci e mi dispiace se ancora pensi "ah, io sono un imprenditore, degli aspetti amministrativi non me ne voglio occupare."

Mi dispiace.

Minimamente, per quello che serve, devi capire.


Forfettario e socio di SRL. Si può? La posizione (che non condivido) del fisco

E' arrivata la tanto attesa circolare dell'Agenzia delle Entrate in tema di compatibilità del regime forfettario con il possesso di società.

Esiste una notizia buona e una cattiva. Cominciamo con quella buona: se tu sei il socio di maggioranza o comunque hai il controllo diretto di una srl, puoi essere nel regime forfettario nel 2019 ma, alla fine dell'anno, se permarrà la situazione di controllo uscirai dal regime forfettario a partire dal 2020.

Immaginiamo che tu abbia il controllo di una srl e che svolgi l'attività nello stesso settore della srl, allora se dal primo gennaio hai fatturato nel regime forfettario va bene così, nel '19 puoi rimanere nel regime forfettario. Se entro la fine dell'anno non rimuovi il tuo controllo diretto o indiretto della società, nel '20 uscirai dal regime forfettario.

Puoi decidere cosa fare da qui alla fine dell'anno ma almeno puoi stare tranquillo per il 2019.

La brutta notizia, invece, è come l'Agenzia delle Entrate definisce il controllo indiretto. Quello che l'Agenzia delle Entrate sottolinea è che il familiare, ovvero il coniuge, il parente fino al terzo grado o l'affine fino al secondo grado è considerato, automaticamente, persona interposta.

Questo è il punto critico dell'interpretazione dell'Agenzia delle Entrate e il motivo è che non è affatto detto che un parente sia necessariamente una persona interposta.

Perché fare il sillogismo "parente - persona interposta"?

E' vero che io potrei eludere il Fisco facendo fatturare a mio figlio in regime forfettario prestazioni alla mia società e così godere di un beneficio, ma la norma parla di controllo diretto e indiretto, non di controllo da parte di un familiare. Quindi sostenere che il familiare per definizione è interposto è davvero una forzatura.

Forzatura che porta a quali conseguenze? Che non è necessario avere la quota di una srl per vedersi negare alle volte il diritto al regime forfettario. Se io non ho quote di srl ma un mio parente fino al terzo grado, un mio cugino è socio di maggioranza in una srl che opera nel mio stesso settore, allora potrebbe essermi negato l'accesso al regime forfettario. Come se mio cugino fosse automaticamente l'interposto.

Quantomeno quello che sappiamo è che nel 2019 non ci sono, in ogni caso, problemi. Da qui alla fine dell'anno si dovrà valutare come muoversi per eventualmente risolvere.

Finanziare la propria attività indebitandosi con il fisco: NON SI PUO' PIU'

La stretta sulla nomina del Revisore Unico per le srl che da qui a poco tempo coinvolgerà tantissimi imprenditori, prima non obbligati a questa nomina, è solo la punta dell'iceberg . In realtà sta veramente cambiando il mondo in relazione all'attenzione che l'imprenditore deve sulla sua situazione finanziaria onde evitare spiacevoli inconvenienti.

In passato è noto come il Fisco è sempre stato il creditore meno attento. Se esisteva il rischio di una istanza di fallimento, l'azienda storicamente la poteva patire dai dipendenti oppure dai fornitori ma rari sono i casi in cui lo Stato ha fatto, attraverso l'agente della riscossione, istanze di fallimento sulle imprese.

Negli ultimi anni si sono susseguite una serie di novità che sono andate sempre più nella direzione di un maggiore controllo dell'Agenzia delle Entrate sulla riscossione dei tributi. Mi vengono in mente due esempi macroscopici: l'accelerazione degli incassi dell'IVA non pagata dovuta alla comunicazione trimestrale dei dati IVA fino a un paio di anni fa non esisteva e la fatturazione elettronica, che ulteriormente accelera il flusso di informazioni da contribuente a Erario e quindi la capacità dell'erario di controllare.

Oggi le cose stanno ulteriormente cambiando, perché a partire dall'anno prossimo l'Erario e l'INPS, al pari di quanto dovranno fare i Revisori, nel momento in cui verificheranno che un'azienda si trova in una particolare condizione di criticità, e loro lo possono ben verificare dai debiti non pagati, allora superati certe soglie di debito saranno tenuti a comunicare a uno speciale organismo che verrà attribuito presso la Camera di Commercio e che si chiama OCRI, questa situazione.

Questo organismo convocherà l'azienda per cercare di comporre in maniera non giudiziale la crisi. Ecco dunque che queste procedure di allerta rischiano di mettere in crisi gli imprenditori, che non potranno più semplicemente prendere tempo ma si troveranno prima di quanto avveniva in passato, di fronte alle proprie responsabilità.

Occorre assolutamente ribadire un concetto che vale a prescindere da quanto detto finora: è l'imprenditore in prima persona che deve farsi carico di organizzare la sua attività in modo da poterne controllare con attenzione i flussi finanziari, prima che per lui lo faccia qualcun altro.