
Dopo vent'anni di carriera è arrivata finalmente la pensione per gli studi di settore.
Nella prossima tornata di dichiarazione dei redditi non ci troveremo più di fronte al modello degli studi di settore ma ci troveremo di fronte al modello degli indicatori sintetici di affidabilità.
Diciamoci la verità, io ho dato un'occhiata alle prime bozze dei modelli e i modelli sembrano in tutto e per tutto uguali a quelli degli studi di settore, quindi non illudiamoci di non dover più fornire informazioni che fornivamo fino all'anno scorso. Quello che però cambierà sarà il risultato finale di quel modello, ovvero non saremo più semplicemente "promossi o bocciati", cioè "promosso" se sei congruo e coerente, "bocciato" se non sei congruo, magari "rimandato" se sei congruo ma non coerente.
Avremo invece proprio un voto, che va da 1 a 10, che indicherà l'affidabilità generale del contribuente sulla base delle informazioni fornite.
Ancora non sappiamo bene quali saranno le conseguenze del voto attribuito al contribuente, non gli sarà più chiesto di adeguarsi perché non ci sarà più un valore soglia, ma potrà essere premiato piuttosto che messo nell'occhio di osservazione del Fisco.
Ancora, dicevo, il dettaglio non lo sappiamo, tuttavia quello che sappiamo è quali saranno gli aspetti premiali legati ai nuovi indicatori sintetici di affidabilità. I contribuenti giudicati migliori avranno agevolazioni su tre versanti:
Il primo è quello del rimborso del credito d'imposta. In meno situazioni rispetto a prima si dovrà apporre il visto di conformità per ottenere la compensazione di un credito d'imposta o proprio il rimborso di un credito d'imposta.
La seconda agevolazione sarà l'esclusione della disciplina sulle società di comodo, come già era per i soggetti congrui e coerenti negli studi di settore.
Il terzo vantaggio dei soggetti che ben figureranno con gli indicatori sarà il fatto che saranno accorciati i termini di accertamento ordinariamente previsti, e questa è una buona idea, e l'Agenzia delle Entrate non potrà effettuare alcune tipologie di accertamento: gli accertamenti di carattere sintetico e gli accertamenti fondati su presunzioni semplici.
Quindi meno tempo e meno strumenti per l'Agenzia delle Entrate per effettuare un'accertamento sulle aziende.
Cosa succede, viceversa, alle aziende che mal figureranno e che non avranno questi benefici?
Non lo sappiamo, ovvero non sappiamo se alcuni esiti particolarmente negativi portino in automatico o quasi a una verifica fiscale sulle aziende, vi aggiornerò appena avrò ulteriori notizie perché so questo essere un tema di grande interesse.
La settimana scorsa sulla mia pagina Facebook ho fatto un sondaggio e ho chiesto:
"Sei soddisfatto del tuo commercialista?"
Le proposte di risposta erano "sì" e "no". Molto interessante la risposta del pubblico della mia pagina: 50% "sì", 50% "no". La metà dei followers della mia pagina non è contenta del suo commercialista.
Allora, io credo che cambiare commercialista sia un po' percepito come cambiare moglie, una cosa a cui è meglio non pensarci, troppe complicazioni, teniamoci questo che poi finiamo dalla padella alla brace!
Chissà quanti avrebbero risposto a: sei soddisfatto di tua moglie, sì o no...non lo so.
Al di là di questo se il 50% delle persone non sono soddisfatte del proprio commercialista ma, evidentemente, non l'hanno cambiato un motivo ci sarà.
In questi anni di comunicazione online io ho parlato con tanti e mi sono fatto un'idea dei motivi per i quali gli imprenditori mal tollerano il rapporto con il commercialista. La cosa principale è che le informazioni arrivano tardi, si scopre tardi di dover pagare queste tasse.
"Non posso programmare in anticipo la mia attività perché so tutto all'ultimo"
"Il mio commercialista mi manda una circolare informativa incomprensibile, che io non riesco a leggere però alla fine le cose fondamentali non me le dice. Le scopro da altri e sono io a dirle a lui e allora, forse, ottengo qualche informazione, se mai mi risponde alle mail o al telefono, visto che di solito è irraggiungibile"
Dall'altro lato i commercialisti si lamentano un po' delle stesse cose, ovvero si lamentano che tutte le informazioni arrivano in ritardo, cioè gli imprenditori tardano sempre a mandare la documentazione che serve per fare le liquidazioni IVA, ecc. e quindi si lavora sempre in emergenza; ad arrivare in ritardo c'è anche il saldo delle parcelle, che sono li', in attesa di essere versate da tempo, dopo mesi di ritardo, anni di ritardo, sempre gli ultimi a essere pagato. Allora può davvero funzionare una relazione professionale così reciprocamente insoddisfacente? Assolutamente no.
Nel primo commento trovi il link a una iniziativa che ho lanciato da poco per cercare tra di voi imprenditori di valore, con i quali avere rapporti reciprocamente soddisfacenti.
Se ti fa piacere, a me farebbe molto piacere leggere nei commenti qui sotto cosa tu pensi di cosa non funzioni nella relazione tra commercialista e imprenditore e come la miglioreresti.
Alla prossima.
Non se ne sono ancora accorti tutti ma la novità del revisore unico dell' SRL sta per avere un impatto importante su tantissime aziende italiane.
I nuovi limiti che infatti obbligano le aziende a nominare un revisore sono molto bassi, molto più bassi che non in passato. Infatti è sufficiente superare uno di questi tre limiti, ovvero due milioni di fatturato, due milioni di totale dell'attivo o dieci dipendenti per essere obbligati alla nomina.
Si sente parlare della possibilità di trovare la via di uscita rispetto a questo obbligo e la via di uscita più naturale è trasformare la SRL in una società di persone. Questo, evidentemente, esenterebbe dall'obbligo di nomina del revisore e quindi dal relativo costo. Però attenzione, attenzione!
Prima di fare una manovra di questo tipo bisogna veramente pensarci a lungo.
Da un lato per una questione, ovviamente, di responsabilità, dall'altro per una questione di carattere fiscale e previdenziale. Bisogna fare delle precise valutazioni sull'impatto della trasformazione da SRL a SNC o SAS sul carico fiscale che poi ne risulta e molto spesso la situazione peggiore, quindi si risparmia sul revisore ma si pagano più imposte e contributi.
In quali casi può essere fattibile l'idea di rinunciare a questo nuovo esborso trasformandosi in una società di persona?
Sempre tenuto conto degli impatti fiscali e previdenziali, possiamo immaginare che alcune società immobiliari, che quindi magari hanno ricavi limitati ma un patrimonio importante possono pensare di trasformarsi in SNC o in SAS.
Sembra quasi farlo apposta, il nostro Legislatore, a suggerire agli imprenditori di rimanere piccoli. Sembra che rimanere piccoli, avere strutture più semplici, tipi di società con meno adempimenti, suoni sempre come la cosa migliore da fare.
Io suggerisco a moltissimi imprenditori di trasformarsi da società di persone in società di capitali, perché questo è un passaggio che a un certo punto della crescita di un'azienda diventa quasi obbligato.
A fronte di questo, una legge che impone un obbligo in più all'SRL suggerisce, invece, agli imprenditori di fare il contrario ma nella maggioranza dei casi questo sarebbe un passo indietro sulla scale dell'ottimizzazione fiscale delle aziende e della loro modernizzazione.