La difesa dei diritti
in campo fiscale

Fatturare 20.000 euro e pagare ZERO di tasse

Ieri abbiamo liquidato la dichiarazione dei redditi di un amico che è un agente di commercio e lui oggi mi telefona e mi dice:

"Luca mi sa che c'è qualcosa che non va nella mia dichiarazione"

"Che succede? Dimmi"

"Possibile che abbia tutto questo credito IRPEF? Ma com'è possibile che io non paghi tasse?"

"E' possibile perché tu subisci la ritenuta d'acconto sulle fatture che emetti e quindi è probabile che la ritenuta d'acconto sia eccedente rispetto alle imposte che devi pagare"

"Sì ma io non è che abbia subito tutte queste ritenute, ma com'è possibile?"

Il caso del mio amico è esemplificativo di una situazione nella quale non è bene stare nel regime forfettario ma è meglio stare nel regime semplificato con IVA. Vi spiego la sua situazione: il reddito complessivo del mio amico, lo leggo dal quadro N che ho qui davanti, è di 13.890 euro, frutto di un fatturato di circa 20.000 euro e di costi di circa 6.000 euro. A questi 13.890 euro si deducono gli oneri deducibili che sono i contributi previdenziali INPS ed ENASARCO che il mio amico ha subito quest'anno. Quindi, il reddito imponibile è di 9.634 euro. L'imposta dovuta su questa cifra sarebbe di 2.216 euro, però il mio amico ha qualche detrazione: in particolare ha 698 euro di moglie a carico, 434 euro di figlio a carico, 904 euro di detrazione per redditi assimilati a quelli di lavoro-dipendente e poi ha detrazioni, spese mediche e altri tipi di spese. Insomma, ha 2.209 euro di detrazioni a fronte di 2.216 euro di tasse dovute. Quindi ha tante detrazioni quante tasse. Di conseguenza, le ritenute d'acconto che ha subito sulle fatture pari a 2.208 euro sono, fondamentalmente, tutte un credito che potrà essere utilizzato per pagare l'IVA il 20 agosto, insieme all'INPS del 20 agosto.

Non ci sono imposte da pagare. Quando il mio amico ha aperto la partita IVA mi chiese "cosa faccio, sto nel regime forfettario o sto nel regime semplificato con IVA?", io gli avevo chiesto una previsione del suo fatturato e poi gli ho detto: "guarda, essendo un agente di commercio tu puoi detrarre tutta l'IVA sull'acquisto dell'autovettura e allora è un peccato essere nel regime forfettario e perdersi tutta quell'IVA. Quindi stiamo nel regime tradizionale, semplificato, detraiamoci tutta quell'IVA, se il fatturato è quello che mi hai stimato allora potremmo andar bene". In effetti, ci siamo goduti la detrazione integrale dell'IVA, cosa che non avremmo potuto avere nel regime forfettario e oggi viene fuori che nel primo anno di attività le imposte dovute sono zero, mentre fossimo stati nel regime forfettario sarebbero state, sia pur basse, positive.

Ecco, quindi, confermata l'opportunità di valutare attentamente la convenienza del regime forfettario quando si apre una nuova attività.

AIRE: Devo iscrivermi per non pagare più tasse in Italia?

In questo video vi racconto come risparmiare imposte ed evitarsi mal di pancia nel momento in cui si trasferisce la residenza all'estero. Alcuni mi chiedono: "vado a vivere all'estero, ma è sufficiente che io viva all'estero perché possa pagare le tasse solo all'estero? Oppure è necessario che io mi iscriva all'AIRE, cioè all'Anagrafica degli Italiani Residenti all'Estero?".

In questo video qualche indicazione su questo argomento. Secondo un recente orientamento della Cassazione l'iscrizione all'AIRE sarebbe un requisito necessario per potersi considerare residenti all'estero e quindi pagare le imposte soltanto all'estero. Quindi, dopo questo intervento il mio suggerimento non può che essere di iscriversi appena si può all'AIRE e attenzione, che se ci si iscrive all'AIRE dopo l'1 luglio si sarà stati residenti in Italia per più della metà dell'anno e quindi per quell'anno le imposte devono ancora essere pagate in Italia. Allora bisognerà fare la dichiarazione dei redditi in Italia, sommando i redditi percepiti in Italia, nell'anno, a quelli percepiti all'estero, scomputando le imposte pagate all'estero.

Ecco, se c'è da scegliere è quindi meglio essere iscritti all'AIRE il 29 giugno piuttosto che il 2 luglio, in questo modo ci si evita di essere residenti in Italia un anno in più.

C'è però da dire che questa sentenza di Cassazione è un pochino troppo rigida. In realtà, la norma e soprattutto le convenzioni contro le doppie imposizioni che esistono tra l'Italia e tanti Paesi, prevedono una cosa differente: le tasse vanno pagate laddove esiste l'effettiva dimora del contribuente. Se dunque un lavoratore di cittadinanza italiana ha la residenza in Italia ma ha un contratto da lavoro dipendente all'estero, ad esempio, perché vive in Inghilterra ed è impiegato in Inghilterra, allora non gli si può chiedere di pagare le imposte in Italia anche se non ha formalmente spostato la residenza, perché la sostanza conta più della forma e la sostanza è che la sua dimora è, effettivamente, lì.

Per concludere: nei casi in cui non si sia spostata la residenza ma si possa dimostrare di vivere effettivamente all'estero, allora è plausibile pensare di non pagare le imposte in Italia ma occorre prepararsi, eventualmente, a difendersi nel caso in cui il Fisco italiano richiedesse il contrario; tuttavia è opportuno (ed è meglio) formalizzare la residenza estera iscrivendosi all'AIRE il prima possibile.

ContiTU: occhio al tranello di Agenzia Entrate Riscossione

Hai mai sentito parlare della nuova iniziativa dell'Agenzia Entrate Riscossione denominata "ContiTU"?

Sì, ricorda un pochino la vecchia pubblicità "perché tu vali!" però, detta dall'agente del Fisco, effettivamente, fa un po' preoccupare e non a torto. Mi segnala una persona che mi segue sulla pagina la stortura che sta dietro questo nuovo sistema, nato per venire incontro al contribuente ("TU conti!") ma che, alla fin fine, finisce per metterlo in difficoltà.

Il tema è questo: la rottamazione delle cartelle. Quando non si riesce a versare quanto dovuto per la rottamazione, la legge prevede che si decade dal beneficio della rottamazione e in più, salvo casi particolari, non si può più rateizzare il debito residuo. Ebbene, per venire incontro al fatto che molte persone fanno domande di rottamazione ma poi non riescono a versare quanto dovuto (e vi ricordo che la nuova rottamazione prevede il primo pagamento con scadenza 31 di luglio) allora hanno introdotto questo sistema "ContiTU". Funziona in questo modo: quando tu hai fatto domanda di rottamazione ma ti accorgi di non poter pagare tutto, puoi decidere di rottamare solo una parte, fare marcia indietro. Dire "guarda, mi sono sbagliato, non riesco a rottamare tutto, rottamo solo una parte".

Quello che però non viene esplicitato in maniera così chiara è cosa succede alla restante parte, perché uno si aspetterebbe che sulla restante parte è come se io mai avessi fatto domanda di rottamazione e quindi posso anche rateizzare il dovuto con gli ordinari sistemi.

A quanto pare, se tu aderisci al "ContiTU", rottami solo una parte di quello che avevi richiesto originariamente di rottamare e lasci una parte scoperta, ebbene su questa parte scoperta, molto probabilmente, non ti sarà più possibile presentare una istanza di rateizzazione. Così hai sanato un pezzo del tuo debito ma il resto del tuo debito ti rimane sul groppone senza più possibilità di rateizzare.

Allora "TU conti!"...ma fino a un certo punto.